L'Associazione Fondiaria Pezzo
L’Associazione Fondiaria Pezzo è un’associazione tra i proprietari dei singoli terreni agricoli della zona di Pezzo. Si tratta di una realtà senza fini di lucro che si pone l’obiettivo di proporre soluzioni all’abbandono del territorio montano. Lo strumento dell’associazione consente di pensare ad una gestione collettiva e unitaria del territorio, oltrepassando il fortissimo frazionamento fondiario cui è soggetto (frazionamento che è proprio una delle cause dell’abbandono). Per i non proprietari interessati all’attività della Associazione è possibile aderire in qualità di soci sostenitori.
Se un tempo il frazionamento in tante piccole particelle assicurava ad ogni famiglia di autosostentarsi, oggi questa situazione rende difficile se non impossibile -soprattutto per una ridotta dimensione aziendale- una gestione economicamente sostenibile delle singole proprietà.
Come arrivare a situazioni che possano ovviare al frazionamento fondiario ? Una risposta a questa domanda arriva dal sud della Francia, dove già verso la fine del secolo scorso si sono formate le prime Associations Foncières: uno strumento di nuova concezione che senza toccare la proprietà dei terreni, ne affida la gestione all’Associazione in maniera unitaria. Nel giro degli ultimi vent’anni ha -grazie al lavoro svolto dal professor Andrea Cavallero, docente all’Università di Torino- questo strumento ha attraversato le alpi occidentali ed è così che sono nate nelle montagne piemontesi le prime Associazioni Fondiarie d’Italia.
Via via questo “strumento” ha preso piede in tutte le alpi latine (le alpi germaniche infatti non soffrono i problemi del frazionamento) tra cui la montagna lombarda. La nostra Regione ha anche legiferato in tema di Associazioni Fondiarie, fornendo quindi una base di legge a questo strumento. Sulla scia di una serie di esempi felici in territori a noi simili già in essere da diversi anni è nata l’Associazione Fondiaria Pezzo. Si tratta della prima realtà di questo genere in Valle Camonica.
Una volta ottenuta la gestione in blocco dei terreni di una determinata zona l’associazione potrà occuparsene in via diretta così come potrà affidare in blocco la gestione a terzi. La novità rispetto al passato consiste nella possibilità di scavalcare il problema della frammentazione senza dover ricorrere a costosi e insostenibili accorpamenti fondiari. Inoltre, associandosi, c’è più rappresentatività rispetto al singolo privato, sia nei confronti di enti che mettessero a disposizione fondi per il territorio, sia nei confronti degli utilizzatori veri e propri.
L’intento è quello di mettere innanzitutto un freno all’abbandono del territorio, per provare via via a recuperare il recuperabile. Dal ricostruire i muri a secco crollati al tenere aperte le strade di campagna. Dal regimare le acque attraverso le èles al taglio della vegetazione spontanea “di ricolonizzazione” che si fa largo nei terreni abbandonati, passando per lo sfalcio e la pulizia dei prati, soprattutto quelli circostanti l’abitato.
Il lavoro da fare è tanto, se non immenso, di certo il risultato si potrà apprezzare dopo anni di impegno. D’altronde anche l’abbandono stesso non è avvenuto in una notte: solo dopo decenni di incuria si è arrivati alla situazione attuale. Per riuscire in questa impresa ci sarà bisogno della disponibilità di tutti a prendere parte a questo sogno. Ma se ci sarà la volontà potremo meritarci di vedere il nostro territorio rinato, per restituirlo alla comunità dei suoi abitanti.
