Pezzo / Pés
Pezzo (Pés nel dialetto locale) è una frazione del comune di Ponte di Legno, in alta Val Camonica, in provincia di Brescia.
Nel sec. XVI era conosciuto anche con l’appellativo di “Pecio” che deriva dal latino piceus da cui il dialetto, pesöl, abete.
Il paese, situato sulle pendici della cima Graole, è posto ad una altezza di 1565 m s.l.m.
Pezzo è a 4 chilometri da Pontedilegno ed è il più alto centro abitato della Valcamonica e del Bresciano, nonché quello posto più a nord.
Nell’800 era considerata la parrocchia più alta della Lombardia.
È reputato, con i suoi alpeggi (Viso e Pirli), uno dei paesi più pittoreschi dell’Alta Valcamonica, per la varietà, la imprevedibile distribuzione di stradine, strettoie, balconi in legno, inferriate, lavori, pitture e stemmi sulle facciate. Negli affreschi sacri, nelle finestre quadrate con inferriate delle case Fausto Lechi ha visto “parecchi segni di nobiltà”. La strada si diparte da quella del Gavia dopo il “ponte dei buoi” salendo a zig-zag. Le contrade di Pezzo, rimaste nella tradizione orale, sono El Plaz, gli Uliff, i Pluni (da via per S. Apollonio, chiesetta romanica del X-XI secolo con affreschi del XIV), i Vecc, Pezzo di là, En-trè-a-li-cà. In antichi documenti si nomina la contrada Ortiolo, dove aveva lo studio il notaio Breda.
Singolare è anche il dialetto che ha conservato alcune particolarità di pronuncia e parecchie parole (ad es. ilò e chilò derivati dal latino) che lo distinguono dagli altri dialetti del territorio comunale.
Come ha sottolineato Giancarlo Maculotti «ai Casai o a Plampezzo la tradizione vuole che sorgesse l’antico ed originario villaggio di Pezzo. In effetti oltre alla chiesetta, rimangono sul terreno tracce di antiche case. Si narra che l’abbandono del paese, per la costruzione del nuovo, sia avvenuta a seguito di inondazioni e di malattie (il gozzo) contratte dagli abitanti. Più probabilmente l’abbandono del luogo trova origine in una delle pesti che colpirono la valle tra il XII e il XV secolo».
Ciò che è certo è che Pezzo, abbastanza appartato per essere coinvolto in passaggi di eserciti e in azioni belliche, seguì le vicende della zona dalignese, passando sotto i duchi franchi, il potere del vescovo e potenti famiglie feudatarie quali i Federici o i Martinengo. Fu in epoca veneta che il paese ebbe notevole sviluppo, come comunità. Ne è la riprova il culto di S. Lucia, proveniente senz’altro da Venezia; alla santa è dedicata infatti già nel sec. XVI la chiesa di Pezzo che poi diverrà parrocchiale dopo il distacco da Precasaglio.
Per essere organizzati in Vicinie a sè stanti o per la loro povertà, nel 1550, i capifamiglia di Pezzo e di Zoanno avevano diritto a partecipare al sorteggio dei “colonnelli”, cioè degli appezzamenti di terreno specialmente situati nella zona di Viso, senza distinzione fra poveri e benestanti (Cfr. Statuti del Comune di Pontedilegno dell’inizio del 1500).
Pezzo, a differenza di altre frazioni, si è andata avvantaggiando grazie a strade, fogne e acquedotto, di nuovi complessi edilizi, senza che venisse, per fortuna, completamente deturpato il centro antico.
Due le sagre di Pezzo: S. Lucia (13 dicembre) che non poteva essere festeggiata dai pastori in transumanza, e il 5 agosto, festa della Madonna della Neve, festeggiata da tutti.
Il bosco e i pascoli sono sempre stati la risorsa economica di Pezzo.
Coltivate anche la segale e l’orzo. Ai pezzesi, Gabriele Rosa attribuisce il merito di avere impiegato asini anziché mucche per i lavori di aratura. La pastorizia ha dominato, come in tutto il Comune, la vita del paese fino a qualche decennio fa. Sviluppata sui monti di casa durante l’estate e da settembre ad aprile nella pianura bresciana e più specialmente nel lodigiano e nel cremonese, essa diventava manifesta quando le greggi attraversavano la Val Cavallina e la Val Seriana, o passavano con barconi sulle acque del lago d’Iseo. La lana di pecora in parte veniva filata sul posto, la maggior quantità era venduta in pianura assieme ai castrati che costituivano il principale reddito del mondo pastorale. Fino a qualche anno fa non vi era casa che non avesse un filatoio.
