di Giancarlo Maculotti
Francamente pensavo che le grandi serre di Precasaglio, frazione di Ponte di Legno, fossero state abbandonate. Le ho osservate diverse volte passando in auto e non mi davano una buona impressione. Invece no. Grazie a Gianni Tosana del Biodistretto, che mi ha invitato a parlare di agricoltura tradizionale in apertura di una serie di incontri che si occupano di vari temi (apicoltura, silter, funghi), ho piacevolmente conosciuto una realtà che ignoravo: la Cooperativa Adamello. Produce e commercia piccoli frutti. In coda alla mia conferenza Miriana Bortoloni ha illustrato a grandi linee le attività dell’associazione. Viene da Brescia, ma vive a Ponte di Legno da 15 anni. Un esempio di ritorno alla montagna.
Gestisce lo spaccio dei prodotti della cooperativa che durante l’estate rimane aperto tutti i giorni. Propone confetture di lamponi e di mirtilli. Non è una grande novità. La notizia è che li producono nelle loro serre e li forniscono anche a pasticcerie e gelaterie. Non solo. Stanno costruendo un altro centro di produzione a Temù, in aree comunali, per produrre lamponi. I particolari si possono trovare nelle domande che ho rivolto a Sara Sandrini e nelle sue risposte. L’intervista in altre pagine del giornale. La sorpresa, per me, sta nel fatto che, a parte il famoso Andrea Bezzi e il suo Silter di Case di Viso, ho visto morire nel giro di poco più di un decennio tutte le attività agricole nel dalignese e, colpa mia, non avevo riscontrato nessuna nuova iniziativa nel settore.
Lo spettacolo dei prati e dei campi abbandonati è per me del tutto deprimente. L’espansione abnorme delle seconde case aggiunge desolazione a desolazione. Eppure qualcosa si muove.
Con fatica (i giovani del luogo sembrano poco interessati ad investimenti nell’agricoltura) si stanno aprendo strade nuove nonostante rarissimi si iscrivano all’Unimont, l’Università sulla porta di casa. I prati e i campi attendono nuove speculazioni. Sembra l’unica logica che governa i le menti legate ormai ad un passato definitivamente tramontato nella realtà, ma non sconfitto nei cervelli. Eppure qualche speranza la Miriana l’ha aperta. Inutile illudersi che ci sia un massiccio ritorno all’agricoltura. Non sarebbe possibile. Ma qualche esperienza pilota è partita e può dare non solo piccoli frutti. Può fornire grandi speranze se non si limita a interventi assistenziali che producono redditi irrilevanti.
Nelle ultime settimane, tanto per alimentare visioni ottimistiche, è nata a Pezzo la prima AsFo (Associazione Fondiaria) camuna. In pochi giorni ha già raccolto la disponibilità di circa 200 appezzamenti. Una prima risposta alla frammentazione dei terreni che inibisce ogni investimento nel settore. Si cominci pure dai piccoli frutti. Poi, sessamai, forse, arriveranno anche i grossi.



